venerdì 15 aprile 2016

Recensione la sarta di Dachau

Ciao lettori, in questi giorni le giornate con il sole mettono davvero di buon umore! Ho sempre più voglia di chiudere i libri universitari e aprire quelli di piacere, ma purtroppo non si può; la sessione estiva è alle porte e mai come in questo periodo stanno uscendo un sacco di libri fantastici. Sto attendendo con ansia cress e dopo di te, stavo pensando di volare alla Feltrinelli alle 10 di mattina sia il 26 aprile per Cress, sia il 3 maggio per Dopo di te.

Ma bando alle ciance, oggi vorrei parlarvi di un libro che mi ha colpita moltissimo, ossia la sarta di Dachau di Mary Chamberlain.


Nome: La sarta di Dachau

Autore: Mary Chamberlain

Genere: letteratura internazionale

Casa Editrice: Garzanti

Pagine: 320

Prezzo cartaceo rilegato: €16,90

Prezzo ebook: €9,99



Trama:Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello che abbia mai confezionato. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer… La sarta di Dachau è un caso editoriale mondiale. Venduto in 26 paesi, ha conquistato il cuore dei librai e dei lettori inglesi. Una storia di orrore e di speranza, di vite spezzate e della capacità di sopravvivere grazie ai propri sogni. La storia di una donna che non si arrende e che continua a lottare anche quando tutto sembra perduto.

Opinione personale: questo libro ha creato in me delle sensazioni davvero particolari e contrastanti. Come vi avevo già detto nella recensione de La ragazza con la bicicletta rossa, amo i libri ambientati in tempo di guerra quindi La sarta di Dachau aveva fatto breccia nel mio cuore già da qualche mese. Appena ho iniziato a leggere il libro mi sono trovata in totale disaccordo con la protagonista, a tratti poveretta non la sopportavo, ma ciò non ha creato in me particolari problemi, non penso che per apprezzare un libro si debba per forza trovare un feeling con la protagonista. 

Ada è fondamentalmente una ragazzina un po' "montata" ma con un grande dono: sa tirare fuori la magia dagli abiti. Questo le ha permesso in molte occasioni di salvarsi, non solo salvarsi fisicamente ma anche psicologicamente. Ciò che più è sconcertante è che Ada non si renda minimamente conto di che cosa sia la guerra, ciò può probabilmente risultare strano a noi lettori ma, ricordiamo che noi conosciamo le vicende ex post, sappiamo quanto è durata la guerra e cosa ha generato nel mondo. Chi invece ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale in prima persona, non aveva le conoscenze per comprendere i suoi meccanismi o rendersi conto della crudeltà disarmante che i nazisti portavano avanti. Già dal titolo noi comprendiamo come Ada finisca a Dachau ma, con mia piacevole sorpresa anche Dachau è vista sotto un'altro punto di vista, in quella circostanza la nostra protagonista dovrà trovare una forza e una voglia di vivere più che mai innaturale, per quel contesto. Può però sempre appoggiarsi al suo talento, il cucito e la sartoria che faranno si che Ada continui a sperare e a vivere.Non posso parlarvi del finale anche se vorrei farlo tantissimo, è proprio questa la parte che mi ha più di tutte sconvolta. Mi sono sentita, leggendo questo libro, come sulle montagne russe. Sono passata dal detestare Ada, a volerla proteggere, a non capirla, fino a quando non ho potuto che provare pena e tristezza. Ho letto questo libro in neanche due giorni e spesso ciò fa si che mi immerga troppo nella storia, così tanto che, terminato il libro, mi ci vuole un oretta per tornare nel mondo reale. La sarta di Dachau mi ha davvero sconvolta in tutti i sensi. Con un finale inaspettato permette al lettore di trattenere il fiato, di gioire, piangere e arrabbiarsi con Ada. La guerra non è mai sempre uguale e il ritorno alla normalità porta con se un grande strascico di dolore che cambia tutti e, ahimè, porta via un po' di umanità alle persone, le stesse persone che dovrebbero prendersi sotto braccio e aiutarsi l'un l'altro. La domanda più grande che mi è rimasta, chiudendo il libro e appoggiandolo sul comodino è: Cara Ada, n'è valsa la pena? 

Libro assolutamente consigliato!

VOTO GENERALE★★    
VOTO PERSONAGGI   
VOTO STORIA:     
VOTO SCRITTURA: ★★     

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